Coming home to Sauze ( Italian version)

Come uno spettro mi aggiro tra gli sciatori,
aggrappato a un braccio amico mi trascino,

troppo invecchiati i miei muscoli

da brutte sostanze chimiche che al corpo dovrebbero dare la vita. Davanti mi sfrecciano sgargianti i colori degli sciatori,

tesi dall’arco del loro piacere.

Subito mi attrae il richiamo di una panchina marrone, 

verso di lei, verso quell’impalcatura di legno, senza fiato barcollo,

verso quella promessa di respiro e ristoro.

Un vecchio rifugio alpino, la mia meta giallo mostarda,

è a cento metri di distanza.

Ci metto un’ora a riprendere le forze,

ed in soli cinque minuti raggiungo casa.

 

Sotto lo sguardo vigile delle conifere, la montagna

proietta la sua ombra sullo sciame di chalet ammassato a valle.

Ora le grida eccitate degli sciatori sono soltanto un ricordo,

la loro assenza è colmata dalla dura e aspra ricchezza del silenzio

che pende invisibile dai rami imbiancati.

Sotto il buio di pezzi di cielo carichi di nuvole grige,

respiro l’aria tranquilla del plenilunio,

e so che questa quiete è la mia natura;

che questo profondo, ineluttabile silenzio dei monti è la mia essenza;

chiaro e lucente come seta sottile,

forte e calmo il mio corpo respira:

perché è l’anima la mia casa.

 

Traduzione di Alessandro Scafi

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